martedì 26 novembre 2024

Uno strano mal di testa - storia di Marquis

Bere e gozzovigliare, questo era lo stile di vita di Marquis negli ultimi anni. Certo, anche dare spettacolo, rendere la gente felice con le sue canzoni, vedere la gioia delle fanciulle sognanti sentendo la sua musica erano emozioni da non sottovalutare

Tutto questo normalmente portava a un mal di testa la mattina dopo, dal più leggero cerchio al pulsante orrore che non gli permetteva neanche di alzarsi dal letto. Ecco, quest'ultimo era lo stato del nano, sdraiato al freddo e buio di un posto che non riconosceva. Odore di muffa e merda, pietra grigia sopra e sotto, gli scomodi spunzoni di un materasso di paglia che si infilavano nella schiena.

Il medaglione. La mano del nano si spostò sul suo petto, ma il suo prezioso medaglione non era lì. 

Aprendo lentamente prima un occhio e poi l'altro capì di non essere più nella locanda dove aveva festeggiato la sera prima con il suo nuovo amico Gildroy, Gilderoy, un nome così.

"Ahhh, cosa ho fatto questa volta per finire di nuovo in cella?" si chiese, formalizzando i suoi pensieri con le parole che gli uscirono un po' impastate, tipico del risveglio post sbornia. "Ehi, c'è qualcun altro qui?"

Poco distante e solo con un leggero ritardo arrivarono le parole di Gilderoy, anche lui in una cella simile a quella del nano. Inoltre, anche se non potevano esserne certi, sembrava che ci fosse qualcun altro con loro.

Il lungo corridoio aveva diverse celle luride e piedi muffa, probabilmente più malattie di quelle che si potevano trovare nelle baldracche che li avevano intrattenuti la sera prima. Non era tempo di indugiare su pensieri felici; nessuno rispondeva alle loro richieste, ne guardie ne carcerieri. 

La cella era spoglia: il pagliericcio, un secchio molto sporco e poco altro. Tra una cella e l'altra, sul muro opposto, un chiodo con delle chiavi appese. Se solo i nani avessero le braccia lunghe.

Inoltre un campo antimagia impediva a Gilderoy di usare i suoi poteri per uscire dalle celle, questo però non era abbastanza per impedire che due menti sveglie trovassero il modo. Una stringa di spago nella paglia, un pezzo di metallo incastrato tra le pietre e una buona abilità manuale erano abbastanza per ottenere le chiavi e fuggire dalle celle.

In una delle celle insieme al nano e al mago c'era anche una ragazza, una di quelle incontrate la sera prima. Prima Marquis e poi Gilderoy le chiedono come mai non avesse risposto e se stava bene, ma il tono altezzoso della ragazza e i velati insulti rivolti verso gli altri due fecero ritrarre il nano, ormai diretto verso l'unica uscita.

Purtroppo però l'unica porta da verso una stanzina piccola, che diventa estremamente piccola quando arriva il suo occupate, un omone di nome Vilkor, dotato di mazza, in grado quasi di toccare contemporaneamente entrambe le pareti.

Faticosamente, cercando di scappare con tranelli, magie e illusioni, i tre prigionieri, compresa la ragazza che nel frattempo era uscita dalla sua cella, riuscirono a capire che avevano perso la memoria degli ultimi tre mesi e che erano stati in carcere nelle ultime 8 ore.

A quanto pare hanno fatto un patto con l'occhio, promettendogli qualcosa che ancora non ricordano e Vilkor, tra risate e scherni, gli dice che non possono scappare dall'Occhio che tutto osserva e che dovranno pagare per quello che hanno pattuito.

Rivelandosi utile, Luka, la ragazza che era nella cella, oscura la vista dell'unico occhio di Vilkor e tutti e tre scappano dalla grata, già disciolta in precedenza da Gilderoy, che porta nelle fogne; dopo alcune ore di camminata riuscirono finalmente a uscire in un quartiere decrepito di una città che non ricordavano e si trovarono davanti alla porta della 'Taverna del Ragno Nero'.



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